IL CASO:

“Tizio, ingegnere informatico di 36 anni, si recava presso la struttura ospedaliera del proprio comune di residenza a seguito di dolori e difficoltà riscontrate nella deambulazione. Espletati i dovuti accertamenti, in data 16 Gennaio 2017 gli veniva diagnosticata una grave malattia degenerativa aggressiva del sistema nervoso e veniva preso in cura dal Dott. Caio, neurochirurgo della struttura.

Il Dott. Caio, edotto Tizio della probabilità del 70% di rimanere paralizzato nel giro di 12 mesi, gli proponeva un rischioso intervento chirurgico sperimentale che avrebbe potuto rallentare il decorso della malattia, agendo a livello spinale. Nello specifico, Tizio veniva informato che l’operazione avrebbe permesso il regresso della malattia nel 20% dei casi ed un decorso sostanzialmente non alterato nei restanti. Alla luce delle informazioni ricevute, Tizio esprimeva il proprio consenso all’intervento, avendo già organizzato il proprio matrimonio con Sempronia per il 24 settembre 2017 ed il relativo costoso viaggio di nozze in Giappone per fine dicembre del medesimo anno.

L’operazione veniva effettuata dal Dott. Caio in data 2 Aprile 2017; ad esito di questa Tizio perdeva completamente l’uso degli arti inferiori. Tizio decideva, dunque, di rivolgersi ad un legale per ottenere il risarcimento dei danni che riteneva di aver subito a causa dell’intervento mal riuscito, agendo contro la struttura ospedaliera.

Assunte le vesti dei difensori di Tizio e della struttura ospedaliera, le squadre redigano due motivati pareri, uno per posizione, assumendo di aver già esperito il procedimento ex artt. 696-bis e ss., come richiesto dall’art. 8 della Legge n°24 del 2017, ad esito del quale il CTU afferma l’assenza di errori da parte del Dott. Caio, la cui condotta si sarebbe perfettamente informata ai canoni di diligenza richiestigli nell’esecuzione dell’intervento sperimentale. Il tecnico specifica, infine, che in letteratura medica la paralisi immediata si è registrata nel 15% dei casi come esito dell’operazione ed aggiungendo che mancherebbe il nesso di causalità tra la condotta del medico e la paralisi, poiché, essendo la stessa esito naturale della patologia, si sarebbe comunque verificata.”