In occasione del prossimo evento che si terrà l’11 Aprile 2017, abbiamo intervistato il prof. Enzo Di Salvatore, docente di Diritto Costituzionale Comparato presso l’Università degli Studi di Teramo, che terrà una lezione incentrata sul tema durante lo stesso evento.

 

SEN – Strategia Energetica Nazionale

La SEN, acronimo di Strategia Energetica Nazionale, è uno strumento di indirizzo e programmazione a carattere generale della politica energetica nazionale. In genere, si considera da programmare un periodo medio-lungo – da qui fino al 2030 – e serve per individuare gli obiettivi tali da raggiungere un perfetto ed equilibrato mix energetico che porti alla diversificazione delle fonti di energia. L’obiettivo principale è quello di far si di riuscire nella sostituzione del maggior numero possibile di fonti non rinnovabili con le nuovi fonti rinnovabili, in modo da utilizzare maggiore energia pulita.

Questo organizzato da ELSA Teramo, è il primo incontro sulla SEN, perché la nuova Strategia Energetica non è stata ancora consegnata e resa pubblica. Diversamente dalla precedente SEN, che fu licenziata da Monti nel 2013  con decreto ministeriale, dopo essere stata messa a disposizione dei cittadini affinché la visionassero; stavolta niente di questo è stato fatto. In principio, infatti, la nuova SEN avrebbe dovuto essere pronta e consegnata per il G7 2017 di Roma, ma probabilmente, a causa dei tempi lunghi, non sarà resa pubblica prima del periodo estivo giugno/luglio.

Quello che pare connotare la nuova SEN è la mancanza di informazioni esplicative in merito a tutte le fonti di energia, in particolar modo è superficialmente trattato il tema degli idrocarburi e delle fonti fossili in generale; tuttavia, come scopo principale, la nuova Strategia Energetica punta a concedere maggior campo di utilizzo e studio alle fonti rinnovabili, anche se, al riguardano mancano indirizzi al come favorire l’utilizzo di tali fonti (per esempio se tramite mezzi di detrazione fiscale o agevolazioni al momento del sostentamento dei costi per il loro effettivo utilizzo).

Gli sviluppi normativi italiani

Nel campo di intervento della SEN, gli interventi normativi si succedono di continuo e in modo frammentario, spesso con decreti legge che quando ricorrono gli estremi per la loro adozione, finiscono per andare a legiferare in campi del diritto eterogenei; l’esempio è il decreto “Salva Italia”, anch’esso contenente la precedente SEN.

Il più interessante degli obiettivi è il progetto di legge il cui scopo è quello di introdurre una pianificazione questa attività d’intervento in tema di diritto ambientale, attraverso un piano che stabilisca dove sia possibile esercitare attività di ricerca, stoccaggio, estrazione e conservazione delle risorse energetiche.

In realtà, a differenza di quello che si potrebbe pensare, ci sarebbe una normativa di base, che seppur modificata e ritoccata dai successivi interventi legislativi, stabilisce i procedimenti del “come” tali attività vadano svolte: è la  l. 39/2004, detta anche “Legge Marzano”. Anch’essa è stata più volte modificata fino ad arrivare al “Decreto Sblocca Italia”, il dl. 133/2014.

La Legge Marzano, tuttavia, è andata a modificare la normativa in vigore in precedenza. Infatti, questo tipo di attività sono modificate dal 1997, motivo per cui risulta difficile coordinare la disciplina: incrocia un sacco di normative eterogenee, che implicano anche l’interpolazione con il codice dell’ambiente.

La proposta di legge avanzata è importante perché la disciplina ripresa dalla proposta era già contenuta dal decreto legge Sblocca Italia, ma è stata cancellata. La sfida che si propone di affrontare la proposta di legge è quella di trovare un equilibrio tra i contrapposti interessi, economici da una parte, e sociali e ambientali dall’altra. Più in particolare, è importante stabilire dei limiti perché, per esempio, l’attività di estrazione (così come tutte le altre che riguardano l’uso di risorse energetiche naturali e fossili) può essere iniziata ovunque, a discrezione dell’autorità amministrativa, in quanto l’unico limite da rispettare resta quello delle 12 miglia marine. Quindi, il piano si pone come strumento per razionalizzare l’esercizio di tali attività, importanti ma allo stesso tempo potenzialmente capaci di ledere interessi diffusi.

 

Uno sguardo all’Europa

In campo europeo, l’Unione Europea con le sue istituzioni, fino ad un certo punto si occupa di tali problemi. Se con il Trattato di Lisbona è stato chiarito il punto in merito all’esclusività della competenza appartenente alle istituzioni europee in campo di politiche energetiche, resta il problema che ogni Stato membro resta comunque libero di scegliere come trarre le risorse energetiche, confermandosi come argine al potere decisionale statale il rispetto delle percentuali che provengono dagli organi centrali europei e riferite alla progressiva sostituzione delle fonti fossili con quelle rinnovabili.

L’unico intervento degno di nota che l’UE compie è in merito al rilascio delle concessioni, in base alla direttiva CE del 1994. Infatti, il Governo per rilasciare il titolo di concessione all’utilizzo delle risorse energetiche naturali, deve comunicare preventivamente agli organi europei quali sono le zone in cui tali attività posso essere svolte e quali sono le zone dove invece ciò non può accadere.

Tutto ciò porta alla conclusione, che in realtà un limite abbastanza stringente esiste, spetta solo allo Stato compiere il successivo bilanciamento in modo da trovare un equilibrio tra i due ed importanti interessi contrapposti.